Mondo dello sport in lutto (IlSabato.it)
Il mondo dello sport perde il suo grande campione, una vera leggenda che ha ispirato tante altre leggende.
Il mondo degli scacchi ha appena perso una delle sue figure più iconiche: Boris Spassky, campione del mondo nel 1969, è scomparso.
A dare la triste notizia è stato il sito russo sport-express.net, che ha titolato “Una grande perdita per il Paese: muore il campione del mondo di scacchi Boris Spassky”. Ma, a dir la verità, non è stata solo la Russia a perdere una leggenda. Spassky ha rappresentato un faro nel mondo degli scacchi, un punto di riferimento che ha travalicato i confini geografici e politici, diventando una figura universale.
Boris non era solo un campione; era un amico, un signore, un uomo che apparteneva senza riserve alla vasta, multiforme e variegata comunità degli appassionati di scacchi.
Boris Spassky nacque il 30 gennaio 1937 a Leningrado (oggi San Pietroburgo), in una Russia travolta dagli eventi storici e dalle difficoltà della Seconda Guerra Mondiale. La sua infanzia fu segnata da frequenti spostamenti: dopo il conflitto si trasferì prima a Mosca e poi tornò a San Pietroburgo, quando i suoi genitori divorziarono. A soli cinque anni, sotto la guida del maestro Vladimir Zak, iniziò a giocare a scacchi, mostrando sin da subito una naturale inclinazione per il gioco. Come il suo più celebre rivale, Bobby Fischer, Spassky era di origine ebraica per parte di madre. Oltre agli scacchi, era un appassionato di musica e di letteratura, con un amore particolare per Dostoevskij, ma anche per il tennis, che ha sempre seguito con grande interesse.
Sin da giovane, Spassky rivelò un talento straordinario, unito a una solidità mentale che lo avrebbe caratterizzato per tutta la carriera. Tuttavia, in alcuni momenti, non mancava di esprimere dubbi su sé stesso. Una volta disse: “Credo nella verità della scacchiera, ma in fondo non ho abbastanza fiducia in me stesso.” Questa frase, che sembra mettere in discussione la sua autostima, offre uno spunto per riflettere sul suo approccio psicologico al gioco. Nonostante queste incertezze, Boris seppe superare la tendenza alla demoralizzazione durante le sconfitte e mantenere un’elevata lucidità, qualità che lo rese una forza formidabile negli scacchi.
Il percorso di Spassky verso il titolo mondiale fu costellato di successi e sfide. Dopo aver vinto il campionato sovietico nel 1961 e aver superato avversari del calibro di Keres, Geller e Tal nei tornei dei candidati, Spassky affrontò il suo primo grande rivale: Tigran Petrosian. Nel 1965, durante il match per il titolo mondiale, Petrosian, più esperto e tenace, prevalse su Spassky con un punteggio di 4-3, con ben 17 partite finite in parità. Tuttavia, Spassky non si arrese e, nel 1969, conquistò il tanto agognato titolo mondiale, battendo Petrosian con un 6-4. Questa vittoria lo consacrò come uno dei più grandi scacchisti della storia.
La sua carriera toccò però l’apice nel 1972, quando affrontò uno degli incontri più celebri della storia degli scacchi: il “match del secolo” contro Bobby Fischer a Reykjavik. Quello fu un incontro che entrò nella leggenda, non solo per la qualità del gioco, ma anche per la sua carica simbolica e le polemiche che lo accompagnarono. Fischer, con il suo approccio spregiudicato e la sua personalità eccentrica, prevalse in quella serie, conquistando il titolo mondiale, ma Spassky uscì comunque da quel match con una dignità che aumentò la sua ammirazione tra gli appassionati di scacchi.
Spassky non aveva, forse, il carisma drammatico di Fischer o la notorietà di Alekhine, ma era un uomo che emanava un’umanità rara e una serietà che lo rendevano immensamente apprezzato e amato. La sua figura è ricordata non solo per le sue imprese sul tavolo da gioco, ma anche per il suo comportamento sempre corretto e rispettoso, sia nei confronti degli avversari che degli appassionati. Come racconta il maestro Giovanni Longo, che ebbe modo di incontrarlo nel 1988 a Legnago, Spassky non era un giocatore che cercava la vittoria a tutti i costi, ma un uomo che si divertiva con il gioco e che voleva condividere la sua passione con tutti, dai principianti agli esperti. La sua simultanea a Legnago, dove annunciò prima di ogni partita le prime mosse da fare, è solo un esempio della sua gentilezza e del suo spirito di condivisione.
Negli anni ’80, Spassky visitò frequentemente l’Italia, partecipando a numerosi tornei e simultanee. Nel 1982, fu a Torino per il World Master, poi nel 1983 a Reggio Emilia per il Torneo di Capodanno, dove pur non vincendo il torneo, lasciò un’impronta indelebile nel cuore degli appassionati. Altri incontri significativi si svolsero a Biella, Guastalla, e Torino, con il suo stile di gioco sempre brillante e affabile. Anche quando la sua salute iniziò a vacillare, come nel 1996, quando tenne una simultanea televisiva su RAI 3, il suo impatto era ancora forte, riuscendo a coinvolgere milioni di telespettatori.
La grandezza di Boris Spassky, come giocatore, risiedeva nella sua capacità di adattarsi a qualsiasi situazione e di giocare su ogni tipo di scacchiera. Garry Kasparov, nel suo libro Gli scacchi, una vita, ricorda una frase di Spassky che ben sintetizza il suo approccio: “Il miglior indicatore della forma di un giocatore di scacchi è la sua capacità di avvertire il momento di massima tensione nel gioco.” La sua abilità nell’identificare il punto cruciale della partita, quel momento di decisione assoluta, lo rendeva un avversario temibile e un maestro nelle fasi più delicate del gioco.
In fondo, Boris Spassky si vedeva come un uomo tranquillo, come un “orso russo molto calmo e pigro”, ma la sua forza era proprio quella: una serenità che, apparentemente priva di fretta, riusciva a dominare le situazioni più difficili con un’intelligenza lucida e implacabile. La sua morte segna la fine di un’era, ma il suo legato nel mondo degli scacchi continuerà a vivere, come testimoniano le parole di chi lo ha conosciuto e di chi lo ha amato per la sua umanità e il suo talento straordinario.
Boris Spassky non è solo un campione, è una leggenda che resterà nei cuori di tutti gli appassionati di scacchi per sempre.